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mercoledì, maggio 31, 2006

La Taranta, il male ed il taoismo


Sono consapevole del fatto che mi sto avventurando sul terreno della fanta-filosofia/religione e della fanta-antropologia, ma sono quasi certo che qualcuno abbia già affrontato l'argomento (o almeno lo spero).

Per una serie di ragioni che non sto qui a spiegare, non posso fare a meno di fare alcune considerazioni sulla figura mitica della Taranta e della sua valenza antropologica e filosofica.

Io ho il sospetto che la Taranta rappresenti il Male (e fin qui niente di nuovo o originale), tuttavia, il Male rappresentato da questo animaletto non è quello che concepiamo noi figli della Chiesa Cattolica Romana, ma quello proprio della cultura che ci ha preceduti (quella che alcuni, per semplificare, definiscono "Pagana") e di cui oggi avvertiamo solo echi lontani o strani tentativi di rivitalizzazione (vedi dottrina del Neo-paganesimo).

I cattolici considerano il male, dal punto di vista metafisico, come l'opposto del bene, ossia, l'opposto dell'Essere, quindi, "un accidente della storia" e nulla di più (S. Agostino).

La cultura "Pagana", invece, rifiuta l'idea di una contrapposizione tra bene e male e rifiuta la morale, proprio come fanno, ancora oggi, i Taoisti.

Per i taoisti tutti gli opposti - torto e ragione, bene e male, salute e malattia, luce e oscurità - vanno accettati perché, come yin e yang, sono inseparabili.

In altri termini, per i taoisti è essenziale il concetto di dualismo: il mondo, l'universo, il mutare delle cose, è un continuo compenetrarsi e vicendevole rigenerarsi (ricorda niente?).

Ma tutto ciò che centra con la Taranta?

Non lo so ancora bene, ma intuisco che vi sia una connessione molto stretta.

2 commenti:

Mapi ha detto...

...che piacere ritrovarti poesio. I tuoi frammnti sono perle di saggezza... mapi

Anonimo ha detto...

Complimenti per sito per la grafica e le informazioni. Bellissime anche le foto.
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